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inquinamento luminoso

L’inquinamento luminoso inizia (o continua) ad essere un problema, anche in Italia

Contenuto a cura di

Redazione Magazine Lyreco
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Un insieme di professionisti che condividono la loro esperienza.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”

Il celebre verso che chiude l’Inferno di Dante Alighieri potrebbe essere impossibile da realizzare qualora il sommo poeta vivesse ai nostri giorni.

Già, i dati ci dicono che l’80% della popolazione mondiale vive sotto un cielo fatto di luci artificiali. Se si isolano le statistiche degli Stati Uniti e dell’Europa la percentuale sale fino al 99%.

Questo porta gli occhi a perdere la capacità di adattarsi all'oscurità del cielo notturno.

La luce artificiale emessa da fonti terrestri si disperde nell'atmosfera, aumentando la luminosità del cielo notturno e causando l'effetto noto come "skyglow" o bagliore artificiale.

L'inquinamento luminoso è un problema che coinvolge non solo gli astronomi, ma anche altri settori, sebbene la sua entità sia poco conosciuta globalmente a causa della mancanza di misurazioni diffuse.

Secondo lo studio di Falchi e colleghi del 2016, tra i paesi del G20 l’Italia ha il territorio maggiormente colpito dall’inquinamento luminoso, superando di poco la Corea del Sud.

Infografica che mostra i livelli di inquinamento luminoso nei paesi del G20, in rapporto all'estensione del territorio.

Infografica che mostra i livelli di inquinamento luminoso nei paesi del G20, in rapporto all'estensione del territorio.
Fonte: Falchi F. e colleghi, The new world atlas of artificial night sky brightness, 2016, Science Advances Vol.2 No. 6

  • Nero: fino all'1% oltre la luminosità notturna naturale;
  • Blu: dall'1 all'8% oltre la luminosità notturna naturale;
  • Verde: dall'8 al 50% oltre la luminosità notturna naturale;
  • Giallo: dal 50% oltre la luminosità notturna naturale (la Via Lattea non è più visibile);
  • Rosso: dalla perdita della Via Lattea alla stimolazione eccessiva dei coni;
  • Bianco: intensità elevate che non permettono mai ai coni di adattarsi alla luce notturna naturale.

La mappa dell’inquinamento luminoso nel mondo

Mappa dell'inquinamento luminoso nel mondo.

Mappa globale dell'inquinamento luminoso.
Fonte: Falchi F. e colleghi, The new world atlas of artificial night sky brightness, 2016, Science Advances Vol.2 No. 6

Oltre alla mappa che mostra l’inquinamento luminoso nel mondo con gli stessi criteri indicati sopra, un’ulteriore analisi si è basata sulla vicinanza geografica a luoghi sufficientemente al buio da mostrare certe caratteristiche del cielo notturno, ad esempio la Via Lattea.

La zona più lontana dalla possibilità di osservare la Via Lattea è vicino al Cairo, in Egitto; tra le aree più ampie in cui la Via Lattea non è più visibile c’è anche la pianura padana.

Chi vive invece vicino a Parigi dovrebbe viaggiare per circa 900 km fino alla Corsica, alla Scozia centrale o alla provincia di Cuenca, in Spagna, per trovare territori in cui lo zenit è abbastanza immune dall’inquinamento luminoso.

Un cielo senza inquinamento luminoso è utopia?

Alcune soluzioni per limitare l’inquinamento luminoso sono già state implementate in diverse zone, soprattutto europee. Queste prevedono di solito:

  • schermare le luci (ovvero non permettere agli apparecchi di inviare direttamente la luce all'orizzonte o al di fuori dell'area da illuminare)
  • utilizzare il livello minimo di luce necessaria
  • spegnere la luce o ridurla significativamente quando l'area non è in uso
  • diminuire il flusso totale installato, al pari di altri agenti inquinanti
  • limitare la luce "blu" che interferisce con i ritmi circadiani e la visione scotopica

La tecnologia può dare un grande aiuto implementando un'illuminazione adattiva (come un'illuminazione stradale regolata da sensori del traffico e delle condizioni meteo).

Va bene, non vedremo il cielo stellato, ma che problema c’è?

Al di là dei poeti, dei romantici e degli appassionati di astronomia si potrebbe pensare che l’inquinamento luminoso non causi chissà quali problemi agli esseri umani.

La realtà è però un po’ diversa.

Oltre alle limitazioni alla ricerca scientifica, aspetto che potrebbe non interessare a molti, l'inquinamento luminoso provoca conseguenze ecologiche globali, spreca energia e denaro e può essere fattore di rischio di gravi problemi di salute. È un fenomeno che non può essere ignorato: può essere mitigato in maniera relativamente semplice, mentre le sue conseguenze possono avere effetti negativi gravi e persistenti.

Conseguenze Ecologiche

Una delle conseguenze più note, presa in esame da diversi studi, è l’influenza dell'illuminazione notturna artificiale sull’orientamento delle tartarughe appena nate dal nido al mare.

Negli Stati Uniti, l'illuminazione artificiale è stata identificata come uno dei più importanti fattori di mortalità per le tartarughe marine, le tartarughe verdi (entrambe in pericolo di estinzione), le tartarughe embricate (a rischio critico) e altri esemplari, con tutti i rischi conseguenti alla perdita della biodiversità. Nel libro Ecological Consequences of Artificial Night Lighting gli autori analizzano molti altri rischi ambientali derivati dall’inquinamento luminoso.

Spreco di Energia e Denaro

L'inquinamento luminoso è anche sinonimo di spreco di energia e di aumento delle emissioni di anidride carbonica. Uno studio del 2010 stima che, negli Stati Uniti, il 30% dell’elettricità prodotta venga sprecato sotto forma di inquinamento luminoso. Ciò si traduce in un costo di 6,9 miliardi di dollari all'anno e 66 milioni di tonnellate metriche di CO2. Questi numeri equivalgono all’inquinamento prodotto da oltre 9,5 milioni di automobili.

Considerare l'eccesso di luce artificiale come una forma di inquinamento è reso molto difficile dalla natura stessa della luce e dalla difficoltà di considerarla qualcosa di ambivalente: quasi sempre il bene e l'inquinante sono distinti.
Per spiegarci meglio: il gas e il carbone forniscono servizi fondamentali per noi, ma è facile distinguere questi servizi dai loro sottoprodotti indesiderati come la CO2.
L'inquinamento luminoso non si presta per niente a questa facile separazione.


Potremmo paragonare l’inquinamento luminoso ai fertilizzanti o ai pesticidi: il bene diventa inquinante quando i suoi effetti sono diversi da quelli previsti.
Il fertilizzante che aumenta la resa delle colture è un bene; il deflusso che porta a una riduzione dei livelli di ossigeno disciolto in un corso d'acqua è un inquinante.


Allo stesso modo, la luce che migliora la visibilità (per gli esseri umani) è un bene; ma quando l'illuminazione provoca abbagliamento, approfondisce le ombre e oscura le stelle diventa inquinamento luminoso. Le luci al neon, ad esempio, possono migliorare la visibilità di un'insegna o di una vetrina, ma migliaia di display di questo tipo non fanno altro che aumentare il disordine e ridurre la visibilità di ogni singola insegna.


Si può essere ciechi a causa del troppo buio, ma anche della troppa luce.

Problemi di Salute

La letteratura scientifica sostiene l'ipotesi che la soppressione della melatonina da parte dell'esposizione alla luce artificiale notturna possa essere una delle ragioni dei tassi più elevati di cancro al seno e al colon-retto.

La melatonina è un ormone protettivo, oncostatico e un forte antiossidante ed è normalmente prodotta dalla ghiandola pineale durante le prime ore del mattino.

La luce artificiale sopprime la melatonina e aumenta il tasso di crescita delle cellule tumorali.

Oggi sappiamo che la luce artificiale agisce come una droga nella sua capacità di alterare gli orologi biologici degli organismi viventi. 

Studi su popolazioni di lavoratrici che svolgono turni di notte mostrano tassi più elevati di cancro al seno che vanno dal 36% al 60%, con numeri da tre a cinque volte superiori nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo.

Circa 40.000 donne muoiono ogni anno di cancro al seno e la causa del 50% dei tumori al seno negli Stati Uniti è sconosciuta.

Evidenze simili riguardano l'incidenza del cancro al colon tra i lavoratori che hanno svolto almeno tre turni di notti al mese per 15 o più anni.

Inoltre, i ciechi totali, senza nessuna percezione della luce che interferisca con la produzione di melatonina, hanno incidenze più basse di cancro rispetto ai ciechi con almeno una certa percezione della luce.

Ma la luce di notte non serve per stare al sicuro?

Secondo le ricerche effettuate, no.

Più di uno studio ha affrontato questo tema, senza mai riuscire a trovare una correlazione tra una maggiore illuminazione notturna e una diminuzione dei crimini e degli incidenti.

Potrebbe invece accadere facilmente l’effetto opposto: gli automobilisti reagiscono alla maggiore visibilità guidando più velocemente, aumentando il rischio di incidenti. O ancora, i criminali possono sfruttare le zone d’ombra lasciate dall’illuminazione artificiale per agire in un ambiente dove le persone si illudono di essere più sicure.

In generale, tutti questi studi tendono a concludere la stessa cosa: la luce notturna ci dà l’impressione di farci sentire più al sicuro, ma nei fatti non incrementa la nostra sicurezza.

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Già oggi offriamo una ricca selezione di prodotti che rientrano nella Sustainable Selection, con l’obiettivo di raggiungere il 90% del fatturato da questo genere di prodotti entro il 2026.

Fonti: