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Protezione delle vie respiratorie

Guida alla protezione delle vie respiratorie sul lavoro: oltre le mascherine

Contenuto a cura di

Redazione Magazine Lyreco

I DPI per protezione delle vie respiratorie appartengono alla III categoria, i cosiddetti “salvavita”, in quanto destinati alla protezione di rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili. Tra questi rischi, secondo il Regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale, all’Allegato I si elencano:

a) sostanze e miscele pericolose per la salute; 
b) atmosfere con carenza di ossigeno; 
c) agenti biologici nocivi.

Tra i numerosi fattori da considerare nella scelta della protezione respiratoria più idonea si menziona:

  • la % di Ossigeno presente nell’ambiente;
  • il tipo e la concentrazione di eventuali sostanze chimiche a cui il lavoratore è esposto, se note;
  • la durata dell’esposizione;
  • l’eventuale odore di una sostanza tossica, se rilevabile; 
  • il potenziale rischio di esplosione (Atex);
  • la conformazione fisica del volto dell’utilizzatore;
  • particolarità specifiche della mansione del lavoratore come libertà di movimento, ampiezza del campo visivo, necessità di comunicazione tra gli operatori;
  • la soglia olfattiva, cioè la concentrazione minima rilevabile dall’essere umano per via olfattiva;
  • varie individualità dell’operatore;
  • eventuali condizioni climatiche estreme.

Classificazione APVR

Per comprendere a pieno la classificazione dobbiamo innanzitutto partire dal significato di APVR, acronimo di Apparecchi per la Protezione delle Vie Respiratorie. Questi sono dispositivi e sistemi creati per proteggere il lavoratore dai pericoli che si possono creare nell’ambiente di lavoro a causa della presenza di sostanze dannose allo stato aeriforme (aerosol) cioè gas, vapori o particolato, nonché dall’assenza della necessaria quantità di ossigeno. 

Sono numerose le situazioni che possono comportare l’obbligo di protezione delle vie respiratorie, come ad esempio, la bonifica di amianto, l’industria agricola e alimentare, quella chimica ed edile o farmaceutica, la lavorazione del legno, raffinerie e oil & gas, la sabbiatura e l’industria meccanica, la verniciatura nonché le attività in spazi confinati.

I principali rischi a cui è esposto il lavoratore in relazione alla protezione respiratoria sono:

  • l’asfissia, perché i sensi umani non possono rilevare la carenza di ossigeno, che può provocare la perdita di coscienza, il danneggiamento delle cellule cerebrali e finanche la morte;
  • a seconda della sostanza l’esposizione può comportare avvelenamento tossico e conseguente malattie polmonari, avvelenamenti, allergie o tumori;
  • a seconda del tipo di gas presente, può esservi il rischio di incendio ed esplosione.

A prevenzione di tali rischi, la protezione disponibile con gli APVR si classifica in:

  • Dispositivi respiratori filtranti, 
  • Dispositivi respiratori isolanti, 

Un dispositivo filtrante viene normalmente selezionato per l’utilizzo se il documento di valutazione del rischio conferma che nell’ambiente è presente una percentuale di Ossigeno > 17%, dove l’esposizione ad aerosol e/o gas è nota e quantificata e/o dove le sostanze dannose hanno un odore percepibile. 

I dispositivi filtranti comprendono: 

  • facciali filtranti (FFP1, FFP2, FFP3) che rendono respirabile l’aria circostante attraverso la filtrazione e che non possono essere utilizzati in atmosfere povere di ossigeno. Trai vari tipi di facciali filtranti, compaiono anche le versioni monouso che possono essere utilizzate per un turno lavorativo di 8 ore ma esistono anche versioni riutilizzabili che prevedono un uso di durata maggiore; 
  • semimaschere (normalmente più grandi dei facciali filtranti e coprono naso, bocca e mento) e possono essere utilizzate collegandole a filtri antigas o per particolato o combinati il che permette di non sostituire la maschera ma solo il filtro quando si esaurisce. Esistono anche versioni con filtri integrati che sono da sostituire integralmente quando il filtro è esausto;
  • maschere a pieno facciale (coprono naso, bocca, mento e occhi) e si suddividono in 3 classi ovvero classe 1 per un utilizzo leggero a temperature standard e di solito richiedono bassa manutenzione, classe 2 per utilizzo generico a temperature di medio impatto e richiedono manutenzione, classe 3 per impieghi gravosi ad alte temperature con importante obbligo di manutenzione (ad esempio contro incendi).

Un dispositivo isolante normalmente si utilizza quando nell’ambiente non è garantita la concentrazione di Ossigeno necessaria (<17%), dove il lavoratore può essere esposto a sostanze di per sé pericolose o a concentrazioni non certe o superiori al limite di un respiratore filtrante anche se la sostanza che di per sé potrebbe non essere pericolosa. Tali sistemi prevedono normalmente semi-maschere o maschere a pieno facciale con cappuccio e visiera e dispositivo d’alimentazione di aria respirabile. 

Questi respiratori possono essere autonomi, a circuito aperto o chiuso, oppure non autonomi, a presa d’aria esterna o con adduzione di aria compressa. In particolare, si distinguono:

  • respiratori a pressione negativa, che prelevano aria esterna contaminata grazie alla potenza polmonare dell’individuo, la depurano grazie ad un filtro e la restituiscono all’interno del dispositivo;
  • sistemi a ventilazione assistita dove un motore elettrico ventilato preleva aria esterna contaminata che viene depurata da un filtro e poi torna all’interno del dispositivo;
  • sistemi ad aria compressa che prelevano aria respirabile da una bombola e la erogano all’interno del respiratore.

È bene sottolineare che per verificare l’idoneità di un qualsiasi dispositivo di protezione per le vie respiratorie a tenuta/aderente al volto scelto per uno specifico utilizzatore è indispensabile eseguire un Fit Test. Una prova che permette di identificare il giusto match tra respiratore e lavoratore e che verrà eseguita da Fit Tester qualificati. 

Normativa sulla protezione delle vie respiratorie

Per ciascuno di questi dispositivi il produttore deve fare riferimento ad una norma tecnica che specifica le prestazioni minime attese. Ad esempio la norma di riferimento per le semimaschere è la EN140 recepita in Italia dalla  UNI EN 140:2000 che specifica i requisiti minimi per le semimaschere e i quarti di maschera destinati a essere usati come parte degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie, con l'eccezione degli apparecchi destinati alla fuga o all'uso subacqueo ed include le specifiche relative alle prove di laboratorio e prove pratiche di impiego a cui fa riferimento l’ente notificato accreditato per la valutazione della conformità ai requisiti.

Il legislatore mette altresì a disposizione di coloro che hanno la responsabilità di scegliere il corretto dispositivo, indicazioni che possono supportare e guidare un corretto metodo. In Italia, la norma UNI 11719:2018 “Scelta, uso e manutenzione di DPI per la protezione delle vie respiratorie” redatta in applicazione della EN 529:2006 è il punto di riferimento di elezione per i responsabili sicurezza ed i datori di lavoro per costruire un approccio sistematico alla scelta, addestramento, uso e manutenzione dei DPI per gli ambienti in cui vige l’obbligo della protezione delle vie respiratorie

Infatti, a seguito della pubblicazione della Legge di conversione 17 dicembre 2021, n. 215 del DL Fiscale che ha aggiornato il contenuto del DM 2 maggio 2001 con esplicito riferimento “alle norme UNI più recenti”, la summenzionata norma UNI 11719:2018 rende più stringenti alcuni processi obbligatori a carico del datore.

Tale norma approfondisce e precisa due concetti fondamentali ovvero:

  • adeguatezza dell’APVR, che fa riferimento al rischio presente nell’ambiente di lavoro ed è legata alla valutazione del rischio
  • idoneità dell’APVR, che invece fa riferimento al singolo lavoratore che lo dovrà indossare e che va valutata mediante prova di adattabilità ovvero il FIT TEST che la norma rende obbligatorio.