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Dpi per rischi elettrici

Esistono dispositivi di protezione individuale verso il rischio elettrico?

Il rischio elettrico uccide 10 volte in più degli altri rischi anche se il tempo di esposizione può essere solo una frazione di secondo.
Di conseguenza è essenziale adottare le giuste precauzioni e i dpi corretti per garantire, a tutti i lavoratori coinvolti in attività delicate, la massima protezione contro i rischi elettrici. I pericoli connessi alla corrente elettrica possono essere presenti sia nell’ambiente fisico sia legati al comportamento dell’uomo, nel primo caso sono inerenti al mancato isolamento di prodotti come cavi o, più genericamente, apparecchiature, nel secondo, sono definiti da azioni pericolose come scarsa esperienza o preparazione tecnica. Possiamo quindi suddividere i pericoli in 4 tipologie: quelli legati al contatto diretto, quelli connessi al contatto indiretto, i pericoli legati all’arco elettrico e infine quelli legati agli incendi di origine elettrica.

Cos’è il rischio elettrico

Per capire cosa si intende per rischio elettrico e quando è necessario valutare le misure di prevenzione e protezione per un lavoratore è bene sapere che, ovunque sia presente una fonte di alimentazione di natura elettrica, esiste potenzialmente un rischio di esposizione per gli operatori. In particolare si considerano fattori di criticità la presenza di impianti elettrici, i quadri, le linee di distribuzione e gli attacchi. 

I rischi principali in tali ambienti sono:

  • Folgorazione Comunemente detta scossa, consiste nel passaggio di una forte corrente elettrica attraverso il corpo (elettrocuzione). Il rischio normalmente parte da una tensione di circa 50V. Può indurre nel lavoratore sintomi e conseguenze che vanno da un leggero formicolio all’arresto cardiaco, ustioni, con possibile compromissione delle funzioni sensitive e motorie. La gravità di tali effetti dipende da: intensità, frequenza, resistenza del corpo (peso, umidità, spessore pelle), tempo di esposizione etc.
  • Arco elettrico Consiste in una scarica elettrica in aria di una potenza elevatissima in tempi molto brevi, che provoca temperature altissime (7.000-8.000°C), con forte rumore (fino a 160dB), vaporizzazione di metalli, diffusione di gas nocivi e l’emanazione di raggi ultravioletti. L’arco elettrico si genera principalmente da quadri elettrici in bassa tensione o da cortocircuiti accidentali nei pressi delle batterie e investe la persona a partire dall’altezza della testa e poi si estende a tutto il corpo. Il lavoratore può riportare ustioni, fratture, danni agli organi interni, cadute, contrazione muscolare involontaria, esposizione a fumi nocivi, con compromissione delle funzioni sensitive e motorie.

Oltre ai due rischi elettrici principali sopra riportati, è bene ricordare anche alcune definizioni riguardanti i responsabili degli impianti elettrici e dei lavori eseguiti su di essi:

  • URI (Unità, o Persona, Responsabile Impianto elettrico): proprietario dell’impianto elettrico, come può essere ad esempio un privato, una società o il datore di un’azienda.
  • RI (Responsabile Impianto): responsabile della sicurezza dell’impianto elettrico durante un’attività lavorativa. Questa figura viene designata dalla URI nel momento in cui si avvia un lavoro sull’impianto stesso, compresa un’attività di manutenzione compresa.
  • URL (Unità responsabile del lavoro): staff, per società di grandi dimensioni, o singola persona che ha il mandato di progettare ed eseguire un lavoro.

Questa suddivisione è una novità introdotta dalla Norma CEI 11-27: 2014, IV edizione, rispetto alla precedente edizione del 2005.

Quale normativa definisce i DPI per i lavori elettrici?

In realtà esiste più di una normativa tecnica e ciascuna fa riferimento ad un preciso tipo di dispositivo di protezione individuale per rischio elettrico. 

Prima di elencare nel dettaglio i dpi idonei e le relative normative sul rischio elettrico è importante sottolineare che ogni soluzione di protezione deve essere integra e quindi non deve aver subito modifiche o variazioni manuali o accidentali, deve rispettare la data di scadenza, qualora il dispositivo lo preveda, e deve essere confortevole per l’utilizzatore, motivo per cui aspetti come la taglia e il numero di calzatura deve essere scelto con cura. 

Di seguito una panoramica dei dispositivi di protezione per i rischi elettrici e le normative che li disciplinano:

  • Guanti di protezione isolanti disciplinati dalla IEC EN CEI 60903. Questa norma si applica a due tipi di guanti elettricamente isolanti: quelli tradizionali (normalmente di colore beige e che andrebbero abbinati ad un sopraguanto di protezione meccanica) e quelli in materiale composito (identificati con l’aggiunta de pittogramma del martelletto che garantisce la protezione da abrasione, taglio da lama, perforazione e strappo).  Se testati secondo le categorie speciali, i guanti isolanti possono proteggere l’operatore dal contatto accidentalmente con determinate sostanze chimiche (e.g. fuoriuscite di olio da trasformatori o di acidi dalle batterie) permettendo all’operatore di completare il lavoro elettrico iniziato, ma non sono da considerarsi per il rischio chimico. Esistono 6 classi di guanti isolanti (00/0/1/2/3/4) che identificano i livelli di tensioni incrementali specificate sia in corrente alternata che continua. I guanti isolanti sono l’unico DPI autorizzato ad entrare in contatto diretto con la corrente elettrica e devono essere marcati col pittogramma del doppio triangolo (lavori sotto tensione).

  • Calzature isolanti di sicurezza o da lavoro disciplinati dalla EN 50321 che è stata revisionata nel 2018 introducendo un totale di sei classi di protezione per lavorare fino a 36 KV; la maggior parte delle applicazioni si concentra in realtà sulla classe 0 (1000VAC/1500DC). In un prossimo futuro si prevede di realizzare una seconda parte relativa alle calzature con suole isolate (non adatte a lavori sotto tensione!) nonché una terza parte relativa a calzature conduttive per i lavori sotto tensione a potenziale;

  • Elmetti isolanti per utilizzo in impianti a bassa tensione disciplinati dalla EN 50365. Questi DPI sono marcati con il simbolo del triangolo e vengono testati con tensioni a 10.000 V per offrire una protezione affidabile dalle scariche elettriche fino a 1.000 V c.a. o 1.500 V c.c.. Gli elmetti sono spesso abbinati a schermi di protezione (integrati o non) per garantire l’operatore dal rischio arco elettrico;

  • Abbigliamento protettivo da arco elettrico testato secondo la normativa IEC EN 61482. Questa normativa prevede due tipi di test a cui sottoporre i dispositivi ovvero metodo americano secondo IEC 61482-1-1 oppure metodo europeo o box test secondo IEC 61482-1-2, ma indipendentemente da come essi vengano testati, proteggono dagli effetti termici dell’arco elettrico, non dalla folgorazione

Metodi e dispositivi di protezione da rischio elettrico

Oltre ai dpi per rischio elettrico sopra menzionati, esistono inoltre dispositivi di protezione collettiva che vengono utilizzati nella selezione dei sistemi di protezione rischio elettrico tra cui:

  • Fioretti di salvataggio, concepiti per salvare una persona bloccata su un conduttore di corrente (possono essere utilizzati anche per spostare un cavo o recuperare la vittima verso una zona sicura)
  • Fioretti per operazioni di sezionamento elettrico
  • Rivelatori di tensione
  • Dispositivi di messa a terra e cortocircuito
  • Allarmi personali (prevenzione per avvicinamento involontario)
  • Utensili a mano isolati od isolanti
  • Tappeti e pedane isolanti
  • Teli ed attrezzature per protezione da contatti accidentali

La valutazione del rischio prevede l’individuazione del tipo di intervento sotto tensione in relazione alla posizione dell’operatore rispetto alle parti a potenziale diverso e ai mezzi utilizzati (attrezzature e DPI). Queste possono essere raggruppate nei seguenti metodi:

  • lavoro sotto tensione a distanza, in cui l’operatore mantiene una distanza specificata dalla parte attiva su cui opera e da tutte le altre parti a tensione diversa dalla sua ed esegue il proprio lavoro per mezzo di aste isolanti;
  • lavoro sotto tensione a contatto, dove l’operatore, opportunamente protetto dal punto di vista elettrico con guanti isolanti e, se necessario, con altri indumenti isolanti, esegue il proprio lavoro in diretto contatto fisico con le parti attive in tensione su cui opera (< 30 kV);
  • lavoro sotto tensione a potenziale, in cui l’operatore esegue il proprio lavoro restando in contatto elettrico con una parte attiva in tensione, dopo essersi o essere stato portato alla stessa tensione di questa e mantiene distanze specificate dalle circostanti parti a tensione diversa dalla sua

A seguito di un'accurata valutazione del rischio il datore di lavoro ha la responsabilità di identificare misure di prevenzione e protezione tra cui i dispositivi summenzionati, nonché di formare e informare appropriatamente tutti i lavoratori che sono esposti a questo rischio.

È importante ricordare che in Italia è necessario fare riferimento alla norma CEI 11-27 per i lavori elettrici fino a 1000 VCA/1500 CC ed alla CEI 11-15 (e Decreto 4 febbraio 2011) per i lavori sugli impianti a frequenza industriale oltre i 1000 VCA.

Sistemi di prevenzione del rischio elettrico

Come già detto, i pericoli legati al rischio elettrico possono essere legati al contatto diretto, al contatto indiretto, all’arco elettrico e a un incendio di origine elettrica.
Nello specifico, analizzando il contatto diretto e indiretto, ci sono delle accortezze e misure di prevenzione e protezione rischio elettrico che possono essere adottate per ostacolare o diminuire al minimo i rischi.
Partendo dal contatto diretto, possiamo dire che le misure preventive da adottare possono essere totali o parziali. Quelle parziali sono applicate negli ambienti in cui lavorano persone qualificate e addestrate mentre quelle totali proteggono chi non conosce i rischi connessi all’elettricità. Per prevenire i contatti diretti è quindi necessario l’utilizzo di ostacoli, carcasse o barriere, utensili e pedane correttamente messi a terra.
Per proteggersi invece dai contatti indiretti, i quali si verificano per un guasto interno o una perdita di isolamento di parti di uno strumento normalmente non in tensione, si possono adottare mezzi in grado di interrompere il circuito inibendo eventuali tensioni di contatto o sistemi che impediscono il contatto con gli parti in tensione.

Di conseguenza emerge che, ovunque sia presente una fonte di alimentazione di natura elettrica, esiste potenzialmente un rischio di esposizione per gli operatori ed è quindi essenziale garantire loro le corrette precauzioni e gli idonei dpi in tutte le situazioni.